FarmAsinara, l'innovazione è naturale

Browse
la sede di farmasinara

«Benvenuti nel più straordinario esempio di chimica verde in Sardegna». Allo sbarco sull’isola dell’Asinara, nel Nord Ovest Sardegna, territorio comunale di Porto Torres, potrebbe capeggiare questa scritta. L’idea piacerebbe moltissimo a Giorgio Pintore, sassarese, professore associato di Farmacognosia all’Università di Sassari. La farmacognosia è la materia che studia tutti i principi attivi presenti nelle droghe vegetali, animali e minerali, valutandone i possibili impieghi in campo farmaceutico, cosmetologico e salutistico. Nell’isola che un tempo era un bunker di massima sicurezza e che da vent’anni è un parco nazionale, nell’oasi naturale che sogna un futuro in prima fila nelle rotte turistiche internazionali, da alcuni anni è germogliata una nuova pianta che ha l’ambizione di farsi albero, di diventare forte e robusto, di ramificare e produrre sempre nuovi germogli.

Il primo esemplare di questa nuova specie si chiama FarmAsinara ed è «un laboratorio che per la realizzazione di prodotti cosmetici naturali impiega le sostanze estratte dalle piante del parco», come spiega il professore, per il quale «FarmAsinara è la realizzazione di un sogno, perché a questa iniziativa pensavo da quando mi sono iscritto all’università». All’epoca, tuttavia, «quell’idea era stata abbandonata repentinamente, forse mancavano le capacità, di sicuro mancavano le risorse finanziare», prosegue Pintore. Ma i sogni non muoiono mai. Al limite, restano in un cassetto per un po’. «Ma dopo tanti anni di studi sulle piante medicinali, dopo un quarto di secolo nell’ambiente scientifico e accademico, dopo aver arricchito il curriculum di ricerche dedicate soprattutto alle piante della Sardegna e dopo le numerose acquisizioni compiute negli anni – racconta con soddisfazione il docente universitario – è emersa la possibilità di una ricerca applicata finanziata dal Parco nazionale dell’Asinara». Merito di tanti, ma soprattutto dell’allora presidente del Parco, Pasqualino Federici, e del suo entusiasmo.

«Con i parchi abbiamo sempre interloquito positivamente ed efficacemente, ma il suo slancio è stato fondamentale», conferma Giorgio Pintore. Il primo embrione dell’idea industriale che frullava in testa a Giorgio Pintore si chiamava FitofarmaConte ed era un’ipotesi di ricerca elaborata diversi anni fa col Parco naturale regionale di Porto Conte. La cosa non attecchì, forse proprio perché mancarono gli impulsi e le motivazioni giuste. Per fortuna, a poche decine di chilometri, l’idea di utilizzare un patrimonio enorme per realizzare prodotti cosmetici si è radicato, nel vero senso della parola. «Attualmente lavoriamo prodotti a base di elicriso, lavanda selvatica, rosmarino, lentisco e calendula – spiega Pintore – sono piante che raccogliamo in collaborazione con l’Ente foreste, restituendogli un valore aggiunto sino a poco tempo fa impensabile». Già perché «nella migliore delle ipotesi andrebbero al macero», rivela ancora lo studioso sassarese. «L’unica pianta non dell’Asinara è il mirto, sull’isola ne sono rimaste tre o quattro piante, il resto è stato distrutto dalle capre – prosegue – ma quello che usiamo per i nostri prodotti cosmetici e i saponi artigianali viene comunque raccolto in queste zone».

Se le ambizioni di Giorgio Pintore erano chiarissime sin da quando ha deciso di concentrare le sue ricerche sulla farmacognosia, quelle del Parco nazionale erano diverse. Su tutte, una era stata messa nero su bianco già al momento della stipula dell’accordo. «A loro interessava molto il progetto in sé, ma interessava soprattutto che sull’isola si realizzasse qualcosa che producesse posti di lavoro – racconta ancora Giorgio Pintore – l’azienda in tre anni si doveva autosostenere, ci davano i soldi per realizzare le ricerche, e i soldi della ricerca dovevano servire per realizzare “FarmAsinara – Officine cosmetiche”, come era stato deciso di chiamare i laboratori». FarmAsinara venne iscritta alle liste speciali come startup innovativa universitaria con l’impegno di assicurare almeno un posto di lavoro sull’isola. «Siamo partiti alla fine del 2012 con una ricerca applicata della durata di tre anni – riferisce Pintore – oggi FarmAsinara è una società privata, ha realizzato quattro posti di lavoro a tempo indeterminato, più due consulenti a contratto e due agenti commerciali in Sardegna». Senza dimenticare che i prodotti “griffati” FarmAsinara sono venduti a Parigi, a Milano, a Bologna, in un negozio di prodotti sardi di Girona, in Toscana, in Sicilia e in Basilicata. La rete di vendita include farmacie, erboristerie, alcune profumerie e i centri benessere.

«Guardiamo continuamente al mercato per aggiornare i nostri prodotti, che restano prodotti di nicchia e artigianali, la cui evoluzione è fortemente veicolata dai feedback dei clienti di FarmAsinara – dice Pintore – siamo partiti con cinque prodotti per il corpo, un olio, un latte, una crema viso idratante, un olio e una candela per massaggi e le saponette, nell’ultimo anno siamo passati da 15 a 24 prodotti». Finiti i finanziamenti per la ricerca, FarmAsinara non ha più avuto contributi pubblici. «Siamo partiti da zero e nel primo anno commerciale abbiamo fatturato 200mila euro», è la soddisfatta considerazione del professore, secondo cui «le istituzioni dovrebbero sostenere le buone idee non tanto dal punto di vista economico, perché le iniziative devono avere una loro forza, ma con lo snellimento della burocrazia e il supporto nella costruzione di un piano d’impresa». Un esempio positivo è, per Pintore, l’ufficio Trasferimento tecnologico dell’Università. Come detto, l’ambizione è di produrre nuovi germogli. «FarmAsinara è un modello al quale guardano con grandissima attenzione numerosi parchi d’Italia – conclude Giorgio Pintore – in un laboratorio di 40 metri quadri, con cinque piante e molto sacrificio, tanto lavoro, anni di studio, abbiamo realizzato sei posti di lavoro».

Argomenti
Startup e imprese innovative, Ricerca e innovazione
21/11/2017